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Manifesti /Il Mediterraneo non e' l'Atlantico

 Il Mediterraneo non è un mare come gli altri.
È un mare chiuso, antico, intensamente abitato.
Un ecosistema che ha dato origine a civiltà, culture ed economie che ancora oggi vivono sulle sue coste.

Ed è proprio questa ricchezza a renderlo intrinsecamente fragile.

Dal punto di vista ecologico, il Mediterraneo presenta caratteristiche profondamente diverse rispetto ai mari aperti:
scambi limitati, biodiversità elevata ma concentrata, una pressione antropica intensa e crescente, una vulnerabilità accentuata agli effetti cumulativi del cambiamento climatico, del traffico marittimo, dell’inquinamento e delle attività economiche.

In un contesto simile, i margini di errore sono ridotti.
Le capacità di recupero sono più limitate.
Le conseguenze delle decisioni si manifestano più rapidamente.

Eppure, il Mediterraneo è spesso incluso in quadri decisionali, strumenti di analisi e modelli di gestione sviluppati per contesti oceanici più vasti e resilienti.
Non per scelta intenzionale, ma per una asimmetria strutturale che rischia di non riconoscere pienamente le specificità di un mare chiuso e profondamente interconnesso con i territori che lo circondano.

Noi crediamo che questa asimmetria debba essere riconosciuta.

La tutela del mare non può ridursi a una gestione tecnica delle risorse, basata su singoli indicatori o valutazioni isolate.
In un ecosistema come il Mediterraneo è necessario adottare approcci precauzionali, capaci di considerare gli effetti cumulativi delle attività umane e le interazioni tra ambiente, economia e comunità costiere.

Proteggere il Mediterraneo non significa solo evitare il collasso.
Significa lavorare per il recupero degli ecosistemi, per la loro resilienza nel lungo periodo e per la continuità culturale ed economica delle popolazioni che da essi dipendono.

Frate Mare nasce da questa consapevolezza.
Non per contrapposizione, ma per responsabilità.

Responsabilità verso il mare come bene comune.
Verso chi lo vive e lo lavora.
Verso le generazioni future.

Chiediamo che il Mediterraneo sia riconosciuto e trattato, a livello europeo, come un ecosistema con esigenze proprie.
Con uno sguardo che unisca scienza, precauzione e dimensione umana.
Uno sguardo che scelga la cura prima del limite estremo.

Il Mediterraneo non è l’Atlantico.
Riconoscerlo non è un atto ideologico.
È un atto di lucidità.

Ed è il primo passo per garantire un mare vivo, oggi e domani.

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